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Prevenzione del cancro: il rischio psicosomatico PDF Stampa E-mail
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trascrizione di Anna Elia Bernocco (Indianapolis, USA)   
Monday 20 November 2006
Indice articolo
Prevenzione del cancro: il rischio psicosomatico
La prevenzione causale
I numeri del rischio
La previsione dei tumori
Il messaggio come medicina

Il messaggio come medicina

Al di fuori di questi casi di ricerca, il Delta Psi W. T. è utile per accertare - e misurare - lo stato di rischio psicosomatico, come già detto. Ma una volta compiuto questo passo diagnostico, con quali mezzi di intervento si può ridurlo? Gli psicotropi usuali servono a ben poco, non riuscendo a superare la barriera cartesiana e freudiana tra corpo e spirito, perché si legano alla concretezza delle cellule cerebrali, senza attingere l'ID. Visto dunque che qui si ha a che fare con «materie» intangibili, i mezzi da sfruttare, perché risultino efficaci, devono condividere la medesima natura intangibile, cioè di puro messaggio, per intrattenere il colloquio con l'anima.

Qualsiasi mezzo di tale natura, dalla rassegnazione alla speranza, dalla crisis therapy di Le Shan all'aiuto psicologico e alla imagery dei Simonton; dai provvedimenti attuati da Yujro Ikemi in Giappone, che vanno dal Taitoku (comprensione attraverso il corpo) al Satori (illuminazione), fino al totale cambio di vita che risulta nella guarigione cosiddetta «spontanea» del cancro; dalla ipnosi al Training autogeno, tutti possono risultare utili per diminuire la intensità del rischio psicosomatico. L'unica condizione della loro efficacia resta la capacità di cambiare o di moderare il flusso di relazioni tra l'ID e l'ambiente, inteso quest'ultimo nella vera globalità della sua estensione, che va dall'ambiente (OIKOS) tradizionale al corpo e alla stessa psiche, sulle linee del modello dell'uomo integrato.

Chi potrà mai contare quante ulcere e quante psoriasi (e quanti tumori) vengono evitati dalla preghiera, dalla rassegnazione al proprio stato, dalla assoluzione ottenuta dal sacerdote (o dallo psicanalista), dalla sublimazione della sofferenza in aiuto (come gli Alcoholics anonymous), da un pacificante atto d'amore, da un concerto rilassante, da una carezza disinteressata, da un'amicizia sicura, da una meditazione ridimensionante? Nessuno sarà mai in grado di accertarlo per ciascun caso individuale; forse l'unico criterio scientifico può essere la statistica a lungo termine condotta sui gruppi trattati, nei confronti dell'indice medio di comparsa di tutte le malattie psicosomatiche e dei loro tassi di mortalità, compresa quella per cancro. Questo è effettivamente il metodo (e la sua base teoretica) che noi stiamo usando da un quindicennio nelle nostre comunità di medicina integrata, raccogliendo dati che un giorno o l'altro renderemo pubblici. Ci siamo finora astenuti dal farlo perché da essi è emersa una conclusione che sa di estremo paradosso in questa epoca di civiltà, tanto superba delle sue conquiste tecnologiche quanto deserta di sentimenti: cioè che la vera profilassi - individuale e sociale - del cancro non è altro che la felicità.

trascrizione di
Anna Elia Bernocco (Indianapolis, Indiana, U.S.A.)



Ultimo aggiornamento ( Monday 31 March 2008 )
 
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