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Quando l'umanità non sa comprendere - quindi curare - una malattia di interesse sociale, ricorre inconsciamente a una analisi epidemiologica empirica e, riconosciute le aree topografiche o relazionali di rischio, provvede a ridurle con mezzi di prevenzione. Questa è la ragione per cui già la Bibbia imponeva l'isolamento dei lebbrosi; per cui gran parte dei nuclei abitati mediterranei (fin dalla preistoria!) venivano costruiti in cima ai colli e non nelle mortifere (malaria!) piane paludose; per cui, accertata l'importanza del contagio nella tubercolosi, l'azione dei dispensari profilattici inventati a Edimburgo nel 1865 da sir Edward Phillips riuscì a ridurre l'epidemia quasi vent'anni prima della scoperta del bacillo (Koch, 1882).
Anche per il cancro, nell'ignoranza delle sue cause, si parla di prevenzione; senonché in questo caso l'accertamento delle aree di rischio è stato faticosamento imperfetto e, a parte le conclusioni epidemiologiche mondiali che hanno portato al profilo socio-somatico della civiltà, 1972 (vedi cap. 6), limitato sterilmente ai soli fattori di inquinamento ambientale concreto. Per questo motive le indicazioni profilattiche offerte anche dai massimi ricercatori sono puerilmente inadeguate alla sostanza del fenomeno/cancro. Vediamone qualcuna.
Il famoso sir P. MEDAWAR (Limiti dello Sviluppo) consiglia «uno sforzo mondiale per purgare l'ambiente dai cancerogeni, responsabili forse dell'80 per cento dei tumori umani ...»; ripetendo così la cifra cervellotica di Higginson, poi da lui stesso ridimensionata, e dimenticando: a) che a tutti i prodotti cancerogeni noti può essere attribuito solo un massimo del 10 per cento dei tumori; b) che dell'ambiente fa parte l'uomo stesso, sia come organismo biologicamente inquinante, sia con i suoi rapporti interpersonali non concreti e interferenti sulla sua componente sentimentale-emotiva. Per A. LWOFF (Cancer), 1979 «il progresso riposa sulla scoperta di nuove molecole citostatiche che attacchino specificamente le cellule maligne ...»; l'erronea pia intenzione utopica che abbiamo discusso in tutto il libro. Per P. POUILLART (Cancer) e per altri: «togliere ampiamente i grains de beauté che si infiammano e meglio ancora preventivamente ...» o «l'asportazione profilattica dei diverticoli del colon ...»; e chi ha duecento nei? E a che cosa servono questi interventi contro il tumore del pancreas, o del polmone, o del cervello? Per J. BERNARD «... difendersi dalle aggressioni sicuramente responsabili, come l'alcool, il tabacco, i prodotti industriali; regolamentare le radiazioni ionizzanti; abolire gli ormoni, gli alimenti non naturali, i conservanti ...»; fortunatamente lui stesso dichiara utopiche queste sue vedute. Per SAAD KHOURY, (Cancer), oltre alle misure proposte da J. Bernard «i progressi terapeutici... abolire il caffé (che sembrerebbe interferire nel cancro della vescica)...» e, per i tumori digestivi, «trattare preventivamente le ulcere gastriche e i polipi del colon ... abolire le carni affumicate e quelle allevate con ormoni (e chi le può riconoscere?), usare solo latte ultramagro e sostituire il burro con la margarina ...».
Su un livello più specifico, G. Mathé proponeva ancora, nel 1977, la vaccinazione anticancro o almeno la sua ricerca, pur riconosccndo «il fallimento della prevenzione dell'influenza, dell'epatite, delle malattie veneree ...»; infatti «visto che l'incubazione degli slow-ARN-virus è nei topi di 5-10 mesi, corrispondenti a 5-10 anni nell'uomo, non si può affermare con certezza che i tumori non sono contagiosi ... » (abbiamo risposto a questo mito, già scaduto, con MacFarlane Burnet nel capitolo 5). Quale prevenzione delle metastasi si è proposta e attuata, da alcuni anni, la «chemioterapia complementare» all'atto chirurgico o alla irradiazione, «senza registrare alcun beneficio» (G. Mathé). Recentemente risultati spettacolari sembrano essere stati ottenuti da Jaffe con le altissime dosi uniche di metotrexato e/o adriamicina sul sarcoma osseo; da Fisher e Bonadonna con la chemioterapia immediatamente postoperatoria nel cancro mammario; da Grage col fluoro-uracile nel cancro del retto: da Nakagima con la mitomicina nel cancro dello stomaco allo stadio 2, e da alcuni altri. A parte le necessarie conferme che ancora si attendono, si tratta comunque di una prevenzione sempre utile ma a dir poco terziaria.
Ampliando logicamente l'idea «precoce» di Bonadonna, si arriva al concetto che la cura preventiva sarebbe meglio farla non immediatamente dopo l'intervento, ma addirittura prima (vedi il caso già citato dell'ascesso tonsillare o appendicolare e del «raffreddamento» ormai d'obbligo). Questo approccio logico non viene però sviluppato per la enorme tossicità dei veleni anticancro oggi disponibili; un effettivo progresso potrebbe essere dimostrato dalla disponibilità di prodotti antineoplastici atossici, nel qual caso la condotta attuale subirebbe un totale rovesciamento. Scoperto un tumore, invece dell'urgenza angosciante (e talvolta dannosa, come abbiamo visto) sarebbe obbligatorio un primo tempo di terapia medica (e anche psicologica!), controllando periodicamente l'evoluzione biologica del tumore e quella umorale e immunitaria del soggetto. Alla fine del previsto tempo di osservazione almeno una parte dei casi potrebbe proseguire fino alla guarigione medica; gli altri sarebbero indirizzati alla chirurgia nelle migliori condizioni raggiunte e con più certa garanzia di un felice esito a lunga distanza dell'intervento. In fin dei conti non esiste affatto contrasto tra via chirurgica e via medica: la terapia è sempre unica, e si vale di tutti i mezzi disponibili per ottenerla.
L'ultimo metodo profilattico proposto nel cancro è quello dei dépistages, cioè delle indagini periodiche di massa sulla popolazione dei cosiddetti sani. Ma i risultati sono molto scarsi, in ordine alla già ricordata impossibilità della vera diagnosi precoce. Comunque viene compiuto per alcune sedi organiche (collo dell'utero con il PAP-test; rettoscopia per il retto; stomaco, in Giappone, con la fibroscopia); ma la resa è infima: il tasso di tutti i cancri scoperti su 8.152 soggetti è stato (G. Mathé) dello 0,5 per cento. Conseguentemente il costo di ogni caso rilevato è altissimo: 850 dollari.
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