|
Masson Italia, 1982
Si tratta del libro della maturità di Luigi Oreste Speciani. In quel momento storico (1982) parlare di sopravvivenza nelle forme tumorali era quasi una eresia medica. Per l'immagine medica classica le malattie ci sono o non ci sono, senza vie di mezzo, e il cancro, interpretato come malattia, o guariva o non guariva. L'immagine di malattia espressa dal libro è invece quella dello squilibrio centrale, non della malattia periferica, e una persona riequilibrata "al centro" può essere in grado di vivere, e vivere a lungo, anche con una diagnosi di cancro.
L'autore è stato uno dei primi medici a parlare dell'equilibrio nella gestione tumorale. Significa che persone che ad esempio portano con sè le tracce di lesioni secondarie (metastasi) possono comunque mantenere un equilibrio vitale sufficiente e vivere bene bilanciando interventi terapeutici diversi che siano rispettosi della loro personale umanità.
Oggi che la gestione terapeutica del cancro, sotto la spinta delle case farmaceutiche, si è trasformata in un progetto orientato a proseguire indefinitamente la terapia antitumorale, passando semplicemente da una forma di terapia all'altra, consente a questo mercato farmacologico di essere in assoluto il più fiorente e redditizio nel mondo del farmaco.
Ecco quindi emergere il contrasto tra un establishment scientifico che tende a fare diventare il malato di cancro un "cronico ricevitore di farmaci costosi" e la visione che l'autore già allora proponeva: un essere umano che ritrova nelle sue radici emotive la motivazione per vivere e viene guidato dal medico a usare tutte le risorse possibili per mantenere questo stato di equilibrio.
Di fatto questo libro traccia e indica le strade per riscoprire un modo umano di vivere la malattia e soprattutto racconta molti degli strumenti indispensabili per continuare a vivere.
|