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Le cause: una, nessuna e centomila |
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trascrizione di Claudia Mussio (San Vito al Tagliamento, PN)
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Aprendo un congresso francese di oncologia vent'anni fa un grande clinico parigino pronunciò queste testuali parole: «Tutto quello che sappiamo sul cancro può essere scritto sopra un biglietto da visita» (riferito da S. KOURY in Cancer, 1979). Eppure le biblioteche rigurgitano di volumi sul cancro e ogni anno sono diverse decine di migliaia in tutto il mondo le «pubblicazioni scientifiche» che hanno per argomento i tumori. Il cancro, da solo, raccoglie una bibliografia più vasta di qualsiasi altra affezione patologica dell'uomo almeno da due secoli; possibile che nessuna di questi miliardi di parole sia riuscita a scalfire il mistero? La cruda verità è esattamente questa, ed è tempo di chiedersene il perché, se ci può indirizzare verso le nuove e diverse strade che ormai si impongono. Infatti ormai tutto è stato detto, ridetto e ripetuto fino alla nausea, e il campo dell'indagine tradizionale è stato arato sempre più profondo, incontrando finalmente lo strato di roccia definitivamente sterile. La linea logica di questo capitolo non si limiterà a riferire (come fanno tutti i testi di studio, dai più antichi ai più moderni) la documentata storia delle ipotesi causali (etiologiche) e di sviluppo della malattia (patogenetiche) senza esprimere alcun giudizio sulla loro validità. In tal modo si delega allo studente e allo studioso una impossibile responsabilità di scelta e una enorme confusione di giudizio; qui invece se ne discuteranno singolarmente le insufficienze teoretiche o strumentali, allo scopo di compiere finalmente un preciso inventario di quanto dell'uomo è stato studiato senza risultati, e di quanto è stato dimenticato o trascurato.
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